Vrenzole e Forchette | Enciclopedia dei Quartieri Spagnoli

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L’italiano è una lingua senza saliva, il napoletano invece tiene uno sputo in bocca e fa attaccare bene le parole. Attaccata con lo sputo: per una suola di scarpa non va bene, ma per il dialetto è una buona colla. (Erri de Luca)


 

L’Enciclopedia dei Quartieri Spagnoli (parte storica della città di Napoli) è un divertente e ambizioso gioco di raccolta e messa in video di modi di dire e parole del dialetto napoletano. Il video che vedete qui di seguito, dura appena un minuto (se lasciate scorrere parte la playlist) e  chiarisce, subito, spirito e senso di questa iniziativa, nata da un’intuizione degli operatori sociali di Emuritù ScArti per il sociale.

Il dialetto napoletano, (come tutti i dialetti), ha le caratteristiche lessicali, morfologiche e sintattiche proprie di una lingua e ha radici documentali che risalgono al 1.300. Quasi superfluo fare l’elenco di poeti, scrittori e artisti (elenco che va da Giambattista Basile a Salvatore Di Giacomo, da Ferdinando Russo a Raffaele Viviani, da Eduardo De Filippo a Massimo Troisi) che ne ne hanno fatto la lingua della loro espressione artistica.

Quello che non finisce di sorprendere e affascinare, anche chi abita e vive a Napoli, è la varietà di combinazioni, metafore, espressioni e modi di dire che si rendono possibili solo se raccolte nella forma dialettale e che “tradotte” in italiano perdono una parte del loro effetto, proprio per la loro intraducibilità.

Ad esempio, come tradurreste vrenzola, oppure ‘nziria?   Come potreste rendere la frase “e magnatell n’emozione? Anche dove la traduzione letterale sembra possibile, vi accorgerete poi che il napoletano vi consente toni e musicalità che l’italiano non ha. Un esempio? Cosa più efficace, per dire ad una persona completamente inutile “sj comme a forchett ‘int ‘o bror”? Non è solo la metafora ad essere efficace, ma la sua pronuncia tagliente che in italiano non rende. Avrebbe lo stesso effetto dire  “sei come la forchetta nel brodo”?.

I video, quasi 70 in tutto, dalla durata massima di  due minuti ciascuno, sono raccolti in un canale youtube dedicato che, per restare in spirito, hanno battezzato Educhescional Ciannèl hanno per protagonisti ragazze e ragazzi dei Quartieri spagnoli,  che mostrano grande disinvoltura  davanti alla camera.

Secondo Nicola De Blasi, attento studioso dei profili linguistici della Campania, “i dialetti sono sì i luoghi della conservazione, ma anche dell’adeguamento al nuovo, ma anche dinamici strumenti di comunicazione aperti ai neologismi, agli usi giovanili, alle interferenze (…)“. Il catalogo delle espressioni raccolto, costantemente in crescita, dimostra perfettamente questo equilibrio tra tradizione e moderno. La vivacità della lingua dialettale si sposa con la vivacità dei suoi giovani interpreti.

Secondo alcune ricerche,  almeno in una famiglia su tre il dialetto era la lingua utilizzata in casa. Un dato che trova conferma nell’esperienza di molti. “io penso in napoletano, sogno in napoletano, mi riesce proprio facile“, era la risposta di Massimo Troisi ad una meravigliata intervistatrice rai. In fondo è la stesso di Erri de Luca ricordando la sua infanzia racconta che “l’italiano era una lingua che se ne stava dentro i libri“, la lingua parlata era il dialetto.

La raccolta di queste espressioni, che nasce certo da una esigenza di gioco, restituisce all’intervento sociale la sua necessaria componente di  fantasia e immaginazione.  Meriterebbe una riflessione più approfondita sulle possibilità e sui modi con i quali si può intervenire in ambito sociale. Forme di sperimentazione sempre più costrette tra la dimensione caritatevole e quella aziendale che prevalgono nel settore sociale.

Ma ogni riflessione “pesante” ci farebbe gridare dai protagonisti  dei video un  “c’accis” tale da troncare, giustamente, ogni altro discorso. E quindi la finiamo qui.

p.s. (I) ma, se volete sapere di più, vi rimando alle parole, certo migliori delle mie, di Raffaella R. Ferrè per napolicittasociale.

p.s. (II) qui i link diretti a:

C’e stis’ e pil’

Aggio fatt ‘o giall’

O fridd ‘n cuoll’

Nun te ‘ntallià

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