E’ politica, non economia|Da Berlino per Atene

people_not_statistic

 

La questione greca vista da Berlino e dalla sinistra tedesca. Antonella Muzzupappa e Sabine Nuss della Rosa Luxemburg Stiftung intervengono sul tema della riduzione del debito greco e rispondono alle cinque argomentazioni contro la cancellazione del debito greco più adoperate nel dibattito pubblico in Germania. (ndr Il testo è un adattamento/traduzione di quello apparso  sulla neues-deutschland)


E’ politica, non economia. Perché sono falsi gli argomenti di Merkel and Co. contro la cancellazione del debito greco.

di Antonella Muzzupappa* e Sabine Nuss**

Da quando Syriza ha vinto le elezioni, il tema della riduzione del debito è al centro del dibattito pubblico. Syriza chiede una riduzione del debito. Il Governo Federale tedesco e gli altri paesi europei appaiono implacabili: non vi sarà alcuna riduzione del debito, non importa quale forma potrebbe assumere, ripetono come un mantra. Ma perché no? Qui i cinque argomenti centrali di chi si oppone al taglio e cosa vi è dietro.

people_not_statistic1. “I contribuenti tedeschi non devono pagare per i debiti della Grecia”

Primo, i prestiti tedeschi alla Grecia non provengono dalle entrate fiscali. Il Governo Federale ha preso in prestito il denaro e lo ha trasferito agli Stati in crisi che pagano gli interessi su di esso. In questo senso il contribuente non ha pagato ancora nulla. In secondo luogo, un taglio sarebbe economicamente gestibile sia per la Germania che per l’Unione europea. In dimensione europea il debito greco è di 320 miliardi di euro, che rappresenta il 3% del prodotto interno lordo dell’euro zona. Inizialmente, la Grecia voleva che fosse cancellata la metà del debito, per un ammontare pari dunque al 1,5% del pil dell’Unione. In ogni caso, cosa guadagna il contribuente tedesco se la Grecia va definitivamente in bancarotta e il debito non può essere ripagato per nulla? L’interesse del contribuente tedesco è l’arma più forte di chi si oppone alla riduzione del debito. Ma è un argomento puramente strumentale. Si dice che i sondaggi indichino che la maggioranza dei tedeschi è contraria alla riduzione del debito, ma questi stessi sondaggi, che indicavano che la maggioranza della popolazione era contraria ad un intervento militare in Afghanistan, non hanno impedito al governo di destinare milioni di euro alla guerra invece che, ad esempio, alla spesa sanitaria. Il governo al servizio dei cittadini! Così argomenta la classe politica. Ma a tutti i cittadini, inclusi i contribuenti, noi diciamo non fatevi prendere in giro, perché qui non stiamo giocando a “palla avvelenata”. Non è questione di “Germania contro Grecia”, “Francia contro Italia” o “Olanda contro Spagna”.

Ciò di cui si tratta veramente è “poveri contro ricchi” o “lavoratori contro capitalisti”, si tratta del fatto che le risorse pubbliche finiscano a supporto dei proprietari di capitali piuttosto che a finanziarie misure sociali. I lavoratori devono diventare sempre più “redditizi”, devono rinunciare a parte del salario, lavorare di più, essere più competitivi (vedi “Agenda 2010”), perché gli investimenti in Europa siano remunerativi. Il salvataggio dell’euro punta a far aumentare le rendite sugli investimenti. L’argomento “contribuenti”, per contrasto, invece, divide le persone in base alla loro nazionalità. Secondo questo modello ogni contribuente è un piccolo ministro delle finanze. Chiunque la pensi così, ha i nemici sbagliati – i greci, i tedeschi, gli spagnoli, i portoghesi- e ha gli amici sbagliati: il proprio governo e le elìte che lo sostengono. Il vecchio slogan “i confini non sono tra le nazioni, ma tra chi sta sopra e chi sta sotto” è, invece, sempre valido.

 grecia

 bbbbb2. “Un taglio del debito non porterebbe a niente”

Questo è parzialmente vero, se si considera solamente il debito della Grecia con l’Unione europea e il EFSF (European Financial Stability Facility (EFSF). Per questi prestiti, si comincieranno a pagare interessi e rimborsi a partire dal 2020. Giusto una piccola quota di interessi la grecia deve pagare ora, ma si tratta di cifre non rilevanti. Cancellare questa parte di debiti non porterebbe quasi alcun sollievo alla Grecia. Una cancellazione dei debiti nei confronti dell’Eunione Europea e del EFSF non porta nel breve periodo a nessun miglioramento.
A partire dal 2020 la storia è naturalmente differente. Ma vediamo come è la situazione con gli altri creditori. Circa 50 miliardi sono dovuto al Fondo Monetario Internazionale (IMF) e alla Banca centrale europea (BCE). E questo debito deve essere restituito nel prossimo periodo. Già quest’anno, scade il pagamento degli interessi e del rimborso di diversi miliardi di euro. Per queste passività, un taglio porterebbe benefici a beve termine. Ma BCE e FMI non possono, secondo i loro statuti, cancellare i debiti.Se non si vogliono cambiare gli statuti, la soluzione è comunque a portata di mano: Gli Stati membri dell’Unione europea o il EFSF si assumono i debiti che la Grecia ha nei confronti della BCE e del FMI, ne cancellano una parte (loro possono!), abbassano gli interessi, li sospendono, legano il pagamento alla crescita economica della Grecia o che so io.

Se ciò accade oppure no, non si spiega con vincoli economici, ma è una scelta politica. Non cancellando il debito, si può mantenere sotto pressione la Grecia in modo permanente e si possono controllare le politiche del paese. Senza il taglio, la Grecia avrà bisogno di nuovi prestiti dall’Unione europea per pagare i vecchi debiti e li riceverà solo se ci saranno le cosiddette riforme (flessibilizzazione del mercato del lavoro, privatizzazioni, indebolimento dei sindacati..). Il governo-Syriza vuole chiudere esattamente con tutto questo ed è esattamente questa chiusura che la Germania e la Troika (Commissione Europea, FMI, BCE) non consentono.

 

againsttroika

3. “La Grecia ha già avuto una riduzione del debito”

Nel 2012 c’è effettivamente stato un taglio del debito della Grecia. In quel caso si trattava dei prestiti dei creditori privati (banche, fondi di investimento, compagnie assicurative). Si sostiene che essi abbiano rinunciato a oltre 100 miliardi di euro (in realtà il debito greco si è ridotto di molto meno). In ogni caso, in primo luogo, il fatto che ci sia già stato un taglio del debito non è un argomento contro una seconda ristrutturazione, se la Grecia ne dovesse avere bisogno. In secondo luogo, allora non si trattò di tagliare il debito per consentire al paese di disporre di risorse per le infrastrutture o le spese sociali. Lo scopo era di rendere l’onere del debito “solvibile” (sostenibile), riducendo solo la parte di debito che sarebbe stata in ogni caso insostenibile. Il resto rimase. Il taglio del debito doveva consentire alla Grecia di pagare il resto dei debiti. Questo è stato il “salvataggio”. Le pretese dei creditori dovevano essere soddisfatte e per poterlo fare il paese dovette applicare ulteriori tagli sociali. I creditori privati (banche e fondi d’investimento) che avevano prestato soldi alla Grecia ne hanno tratto profitto: non dovettero cancellare del tutto i loro crediti alla Grecia, ma potettero salvarne una parte grazie all’intervento dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale. Il debito greco è ora in mano a UE e FMI e i finanziatori privati ne sono usciti bene. Il risultato è che ora i debiti gerci sono presso il FMI e l’Unione Europea e i privati ne sono fuori.

 

snoopy_bce_firmato

 

Solidarity4all_Call_Febbraio-300x1694. “La Grecia deve rispettare gli accordi”

Questo, di per sé, non è un argomento. Tutti i contratti possono essere modificati. Anche la Repubblica Federale Tedesca ottenne nel 1953 una grossa cancellazione del debito per rafforzare l’economia del paese. E comunque, il prestito forzoso con il Terzo Reich, durante la seconda guerra mondiale ha portato fuori milioni dalla Grecia e non è mai stato rimborsato: E questo è perché i contratti devono essere rispettati?! La vera ragione per cui il governo federale tedesco insiste sul rispetto degli accordi, è: non c’è un taglio perché non ci può essere. Anche se questo è follia economica – “Non si può spremere paesi nel bel mezzo di una depressione”, ha detto di recente persino il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Ma il governo federale e l’UE restano fermi nel rifiuto a concedere qualunque riduzione del debito. Si tratta di una decisione politica e non di un vincolo economico. Il debito greco deve essere mantenuto::

1) in modo da non dover ammettere che le politiche della Troika hanno fallito, completamente. Infatti, le cosiddette riforme che sono state attuate in Grecia hanno portato ad una contrazione dell’economia del 25%, a un tasso di disoccupazione del 25 per cento (50 per cento negli adolescenti e nei giovani adulti), a un collasso del sistema sanitario. Allo stesso tempo, il peso del debito è cresciuto, attraverso la “austerità”, sempre di più.

2) così da esercitare ulteriori pressioni sulla Grecia e in altri paesi. Una riduzione del debito greco o qualunque altro aiuto potrebbero “far indebolire la volontà di riforme in Europa.”, cosa che il governo tedesco dice apertamente.

3) perché Atene sia di esempio e sia un segnale per tutti i paesi d’Europa: chi ha bisogno dell’ “aiuto” di altri paesi all’interno della zona euro li otterrà soltanto se accetta di subordinare le sue politiche a quelle di austerità e di riforme richieste dai creditori e, se necessario, a sacrificare gran parte della sua economia. Interi paesi, le persone e le loro economie sono così subordinati a un solo parametro, “la sostenibilità del debito”. Un paese deve – a prescindenre da qualsiasi necessità economica – fare tutto il possibile per pagare il debito. costi quel che costi restituire il debito è più importante delle condizioni di vita e di lavoro delle persone. Per pagare ildebito, può essere smantellata l’assistenza sanitaria, pignorate le case, si possono abbassare i salari e ridurre il potere di acquisto. L’unica cosa che conta è pagare il debito, in modo da soddisfare le esigenze del creditore che altri non sono che gli investitori dei mercati finanziari.

  grecia_2

bbb5. “Noi abbiamo aiutato la Grecia già abbastanza!”

Cosa significa “aiuto”? La Grecia non ha ricevuto elemosina, ma prestiti. Se i prestiti fossero aiuti ogni banca sarebbe una organizzare di soccorso. I prestiti dei paesi dell’Unione europea alla Grecia non sono serviti allo scopo di risparmiare la sofferenza del popolo greco. Questo sarebbe stato un aiuto. Il loro obiettivo era, per prima cosa, proteggere i fondi di investimento privati da alte perdite. In secondo, la zona euro, che è alla base del successo economico della Germania, sarebbe stata stabilizzata evitando il default della Grecia. Così l’Unione europea non ha salvato la Grecia dalla bancarotta, ma ha salvato se stessa dalle conseguenze della bancarotta greca. I prestiti non sono stati un aiuto, ma un investimento.

Dovremmo, oggi, invece, tagliare il debito per investire, davvero, in favore del popolo greco.

 

 

106266* Referentin für Politische Ökonomie an der Akademie für politische Bildung der Rosa-Luxemburg-Stiftung.

** Journalistin und Politologin. Sie arbeitet bei der Rosa-Luxemburg-Stiftung,

 

 

Scopri di più da le parole e le cose

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere