La lettera scarlatta | Caro Zapatero, ti scrive la Banca Centrale Europea (breve storia di una lettera segreta)

snoopy_bce_firmato

 Al signor K. chiesero cosa stesse facendo. “Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore” (Bertolt Brecht)


Il 19 dicembre la Banca Centrale Europea ha reso pubblica, de-classificandola dalla categoria “strettamente riservato”, la lettera con la quale il 5 agosto 2011 si comunicavano all’allora primo ministro, il socialista Zapatero, le condizioni necessarie per ottenere la liquidità indispensabile a fronteggiare la crisi. Una lettera del contenuto analogo a quella che, contestualmente, la BCE inviava al governo italiano e che diede il via alla di(s)missione di Silvio Berlusconi.

La notizia, data con una certa evidenza dalla stampa spagnola e da quella tedesca, non sembra aver ottenuto  attenzione in Italia. Ed è un vero peccato, perché dimostra, al di là di ogni luogo comune o teoria del complotto, (ed anche con buona pace dei costituzionalisti) la sostanziale debolezza dei governi nazionali e il reale peso politico della BCE. Per questo ne abbiamo tradotta larga parte, rinviando a questo link chi vuole leggerla direttamente in originale.

La lettera, dell’allora presidente BCE Jean Claude Trichet , indica quali sono le azioni che il governo spagnolo deve intraprendere per recuperare la credibilità nel mercato dei capitali e  le misure essenziali da adottare per avviare credibili riforme strutturali.

Alla luce delle decisioni del Governing Council del 4 agosto da Francoforte ravvisano la necessità di ulteriori misure significative per migliorare il funzionamento del mercato del lavoro. Come sempre, non occorre molta fantasia per immaginare in cosa consistano le richieste, le riportiamo qui per intero.  La prima riguarda quella che in Italia si chiama la contrattazione decentrata e contiene anche una specifica richiesta di modificare, durante l’iter parlamentare, un disegno di legge presentato dal governo:

a) il disegno di legge di riforma della contrattazione salariale adottato dal governo spagnolo il 10 giugno 2011 dovrebbe rafforzare in modo più efficace al ruolo degli accordi a livello di impresa, al fine di garantire un effettivo decentramento di trattative salariali. Durante il prossimo iter parlamentare, la legge deve essere modificata al fine di ridurre la possibilità per gli accordi nel settore industriale (a livello nazionale o regionale) di limitare l’applicabilità di accordi a livello di impresa.

Altri due punti sono dedicati all’esigenza di tenere bassi i salari:

b) inoltre, siamo molto preoccupati che il governo non abbia preso alcuna misura per abolire le clausole di rivalutazione monetaria (ndr. di adeguamento automatico dei salari all’inflazione). Tali clausole non hanno una funzione utile per i mercati del lavoro all’interno di una Unione monetaria in quanto sono un ostacolo strutturale alla regolazione del costo del lavoro e contribuiscono in tal modo ad ostacolare la competitività e la crescita. Incoraggiamo il governo a prendere misure coraggiose ed eccezionali per escluderne l’uso in vista della crisi attuale.

c) Il governo dovrebbe inoltre adottare misure eccezionali per incoraggiare la moderazione salariale nel settore privato dopo i significativi tagli dei salari pubblici concordati l’anno scorso. Invitiamo il governo a esplorare tutte le possibilità in tal senso.

Infine, “suggeriamo di rivedere le altre norme del mercato del lavoro in tempi brevi, al fine di accelerare il reinserimento dei disoccupati nel mercato del lavoro. Vediamo forti vantaggi nell’introdurre un nuovo contratto di lavoro eccezionale, che prevedano una indennità di licenziamento molto bassa, da applicare per un periodo limitato di tempo. Inoltre, si consiglia di eliminare tutte le restrizioni per il rinnovo dei contratti temporanei per un certo periodo di tempo”. Tutte queste misure, aggiungono, in considerazione della gravità della situazione del mercato finanziario “devono essere presa nel più breve tempo possibile, ma al più tardi entro la fine del mese di agosto”. Quindi il governo spagnolo ha al massimo 25 giorni di tempo. Se non è un ultimatum, ci somiglia molto.

Ma l’elenco non finisce qui. Per la BCE  il governo spagnolo deve anche adottare misure coraggiose per assicurare la “sostenibilità delle finanze pubbliche”.  Non si richiede solo di adottare misure contro il deficit, ma si indica anche in che modo annunciarle:

“Il governo deve dimostrare con azione il suo incondizionato impegno a raggiungere i suoi target di politica fiscale indipendentemente dalla situazione economica. A questo scopo, noi spingiamo il governo ad annunciare già in agosto le misure per l’aggiustamento fiscale strutturale per il resto del 2011 al di sopra dello 0,5% del PIL con lo scopo di convincere i mercati che il 6% del deficit target per il 2011 sarà raggiunto in ogni circostanza. Contestualmente una forte implementazione delle regole nazionali in materia fiscale per assicurare il controllo dei budgets dei governi regionali e locali (…) deve continuare (…)”

Accanto, poi alla pubblicazione dei dati di spesa dei governi regionali da Francoforte viene chiesta l’introduzione di una nuova disciplina che limiti la spesa pubblica in ogni settore di governo. Infine, una richiesta di carattere più generale, quella di intervenire nel settore energetico, nel mercato dei fitti per abitazioni e nel settore dei servizi al fine di aumentare la competizione. Come nella migliore tradizione letteraria, le severe prescrizioni si chiudono con un auspicio:

“Nel complesso, abbiamo fiducia che il governo spagnolo è consapevole della sua alta responsabilità per il buon funzionamento della zona euro nella congiuntura attuale e saprà con decisione intraprendere tutte le misure necessarie per riconquistare di nuovo la fiducia dei mercati nella sostenibilità delle sue politiche. Tali azioni, insieme a tutte le misure in corso di ristrutturazione ad ricapitalizzare il settore bancario spagnolo, dovrebbero portare ad elevati benefici non solo per l’economia spagnola, ma anche per l’area dell’euro nel suo complesso.”

lettera_iniziale

La risposta del governo spagnolo non si fa attendere. Il giorno successivo, il primo ministro conferma l’impegno della Spagna a realizzare tutte le misure indicate dalla BCE e preannuncia due straordinarie riunioni del Consiglio dei ministri. In cambio “il governo spagnolo ritiene che la Banca centrale europea potrebbe svolgere un ruolo fondamentale in allentare le tensioni mediante l’acquisto di debito pubblico spagnolo su una scala sufficiente per stabilizzare i mercati e per garantire il corretto funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria” . (anche la nota completa della risposta di Zapatero è disponibile sul sito della BCE qui).

Oltre le riforme indicate nella nota, il governo socialista, in accordo con il Partito Popolare,  adotterà, sempre in accordo con la BCE, una riforma costituzionale, introducendo, come poi avvenuto in Italia, in costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio.  In cambio delle politiche di tagli, la BCE acquistò titoli di stato spagnoli.

La storia potrebbe fermarsi qui è già sarebbe una storia interessante. Dimostra come il potere economico incida materialmente nella vita quotidiana di milioni di cittadini i cui governanti nazionali sono poco più che amministratori di condominio. Ma c’è un seguito di questa vicenda che riguarda la trasparenza. Trasparenza da sempre vanto degli stati democratici e della nascente Unione europea. La lettera e i suoi contenuti rimangono segreti. Anche quando il 23 agosto, il PSOE e il PP si accordano per la riforma costituzionale, Zapatero non risponde a Mariano Roy, leader del PP che gli chiede di rendere pubblico il contenuto della nota. Trichet, dal canto suo, ha sempre smentito ogni pressione della BCE sul governo spagnolo.

A questo punto, si inserisce nella vicenda un avvocato spagnolo, Isaac Ibáñez, il quale, chisciottescamente, richiede, nel settembre del 2011, alla BCE una copia della lettera. Se questa lettera è alla base di una modifica costituzionale, ho il diritto di vederla, dice in sostanza l’avvocato. La Banca oppone un rifiuto. La lettera, dicono, è strettamente riservata e tale deve rimanere. L’avvocato si rivolge al Mediatore europeo, una sorta di difensore civico competente nei casi di ricorsi contro casi di cattiva amministrazione che riguardano istituzioni europee.  Due solerti funzionari dell’organismo di tutela,  si recano alla sede della BCE, dove la lettera è custodita, e ne prendono visione. In effetti, nel testo non vi è alcun riferimento alla modifica della costituzione. La lettera, dunque, può rimanere segreta.

C’è un piccolo colpo di scena, però. Il buon Zapatero, nel novembre 2013, dismesse le vesti di primo ministro e assunte quelle di scrittore di memorie, pubblica la lettera nel suo libro intitolato, significativamente, “El dilema”. A questo punto il buon Ibáñez torna alla carica con la BCE. Se la lettera è stata resa pubblica, dice, perchè non posso vedere l’originale? Siamo nel gennaio 2014, dalla Banca giunge un altro cortese rifiuto. In sostanza, rispondono che è stato molto sleale il comportamento di Zapatero che ha reso pubblica una nota di cui era a conoscenza per la funzione da lui ricoperta. Loro preferiscono rispettare l’esigenza di riservatezza che certe comunicazioni richiedono. La vicenda sembra chiusa, poi, forse perché ormai di mistero era rimasto ben poco, il 19 dicembre la lettera è stata de-secretata e, come detto,  resa pubblica sul sito della BCE.

L’avvocato Ibáñez sorride ora felice dalle pagine de El Pais (qui trovate l’articolo che ne ricostruisce la storia) per la sua personale vittoria. Molto meno sorridenti i milioni di cittadini spagnoli che hanno visto ridursi posti di lavoro, salari e servizi pubblici negli ultimi tre anni e che, per lo meno, a differenza degli italiani, stanno trasformando il loro malcontento in alternativa politica.

L’ultimo sondaggio effettuato da El Pais, attribuisce al partito di Podemos, nato dai movimenti di protesta spagnoli, il 28,2% dei voti, ai popolari del premier Mariano Rajoy il 23,5 % e al PSOE il 19,2%.

podemos_elpais_fonte

Al momento, sembra questo l’unico e solo effetto positivo delle politiche monetarie e fiscali imposte, in nome del mercato e dell’austerity, dalla Banca Centrale Europea. 

Scopri di più da le parole e le cose

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere